Il nostro Istituto è da sempre in prima linea nella diffusione di una cultura di prevenzione e sensibilizzazione contro il grave fenomeno della violenza di genere.
Per questo promuoviamo l’iniziativa che si svolgerà in due giornate:
“Le ragazze, quelle che camminano”
Questa iniziativa si inserisce in un progetto più ampio di educazione alla cittadinanza attiva e alla legalità, con l’obiettivo fondamentale di educare alle differenze e mettere in discussione quei retaggi culturali e rapporti sociali che purtroppo continuano a sostenere la violenza.
Il primo appuntamento è fissato per lunedì 24 novembre, con la presentazione di “Fiori calpestati” dell’associazione Non solo Moda, curata da Valentina Giacalone con gli scatti di Simona Foi. Una proposta in collaborazione con l’associazione ADEL. A seguire il dibattito dal titolo: “La violenza di genere: stereotipi e pregiudizi”.
A guidare la riflessione saranno due esperte: la psicologa
Paola Tagliano e la scrittrice Lidia Laudani.
Martedì 25 novembre, si svolgeranno attivita di didattica laboratoriale per la realizzazione di installazioni, artcollage, interviste e altri contributi.
Biografia di Valentina Giacalone
Sono Valentina Giacalone, classe 2003, Presidente e fondatrice dell’Associazione “Non Solo Moda” e autrice del libro “Cicatrici invisibili”. Sono diplomata modellista e graphic designer.
Porto la mia testimonianza come ex vittima di bullismo e cyberbullismo nell’ambito dei progetti dell’Associazione “Non Solo Moda”, fondata insieme alla mia famiglia. Durante la mia esperienza ho subito violenza psicologica che, in alcuni contesti, è diventata anche fisica.
Il messaggio che desidero trasmettere è un messaggio di rinascita e di speranza, dal bullismo si può uscire, chiedendo aiuto e comprendendo che non si è soli.
Attraverso la collaborazione con le scuole, il mio obiettivo è sensibilizzare, prevenire e incoraggiare i ragazzi a chiedere supporto, mostrando che esiste sempre una possibilità di riscatto.
Biografia di Anila Bizdili
Sono nata il 3 novembre 1972 in un piccolo paese dell’Albania, nel pieno del regime comunista. Sono cresciuta in un tempo in cui pensare in modo diverso non era soltanto mal visto, ma pericoloso. Essere figlia di una donna divorziata mi ha insegnato fin da bambina cosa significa vivere sotto il peso del giudizio e dello stigma.
A sedici anni sono stata costretta a un matrimonio che non avevo scelto. Ho imparato presto cosa fossero la paura e il silenzio, in una cultura in cui alle donne non era concesso ribellarsi.
Nei primi anni Novanta ho lasciato il mio Paese insieme a tanti altri, attraversando il mare verso l’Italia. Non conoscevo la lingua, non avevo certezze, ma avevo dentro una forza che allora non sapevo nemmeno di possedere. Con quella forza ho iniziato a costruire, passo dopo passo, la mia dignità lavorativa e personale.
Sono diventata madre di tre figli. A ventisette anni ho vissuto il dolore più grande che una madre possa conoscere: ho perso il mio figlio maggiore, Claudio, a soli otto anni, vittima di una terribile violenza. Quel giorno una parte di me si è spezzata per sempre. Ho conosciuto un buio che sembrava non avere fine.
Avrei potuto fermarmi lì. Invece ho scelto di continuare a credere nella vita. Poco dopo è nata Ambra, la più piccola. Per me è stata il segno che la speranza non si era spenta.
L’anno successivo ho fatto la scelta più difficile e più coraggiosa della mia vita: mi sono separata da mio marito. Ho deciso di interrompere un ciclo di paura e di violenza domestica. Contro il giudizio, contro la solitudine, contro tutto, ho scelto me stessa e i miei figli. Ho scelto la libertà.
Da quel momento ho capito che non volevo più solo sopravvivere. Volevo vivere. E non volevo più tacere: volevo raccontare.
Oggi faccio parte di un’associazione contro il bullismo e la violenza. Porto la mia storia nelle scuole perché i ragazzi sappiano che il silenzio non è l’unica strada. La mia voce non nasce dai libri, ma dalla mia esperienza.
Io sono la prova che il dolore può trasformarsi in forza.
Che proteggere se stessi e i propri figli è l’atto più grande di amore e di coraggio.
La mia non è solo una storia di sofferenza.
È una storia di resilienza, di dignità e di rinascita.
Perché anche dalle ferite più profonde può nascere una luce capace di guidare gli altri.
La mia arma, il sorriso.
